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A lume di candela all’ombra della Grande Centrale

candele rosse E’ possibile che oggi, nel 2010, una donna sola, separata, con due figli a carico, debba trovarsi in una situazione di degrado ed umiliazione a causa delle bollette Enel?

Eppure succede! Enel, che tanto pesa in termini ambientali sul comprensorio di Civitavecchia, non usa nemmeno un occhio di riguardo nei confronti dei cittadini che vivono all’ombra delle sue ciminiere.

Ma veniamo ai fatti: una cittadina si è rivolta alla nostra associazione pochi giorni fa portando a nostra conoscenza una situazione a dir poco allucinante: bollette da 500 e 1000 euro a bimestre e ultimatum di pagamento pena il distacco dell’utenza.

Questa nostra concittadina ha avuto in passato un’attività commerciale che purtroppo, come in tanti casi in questo periodo di crisi, ha dovuto tirare giù le serrande.

Una donna di oltre 40 anni, con due figli a carico ed un matrimonio fallito alle spalle, ha dovuto reinventarsi una vita. E lo ha fatto con una capacità ed una forza di volontà encomiabili. Ha trovato un nuovo lavoro da 800 euro al mese, ed è riuscita a portare i due figli avanti con dignità e decoro, portando il maggiore a frequentare l’università ed il minore alle superiori ( e chi ha famiglia sa che vuol dire).

Unica angoscia? La bolletta Enel.

Quando ha chiuso la ditta (una ditta individuale) erano rimasti dei residui da pagare che Enel ha rateizzato nella bolletta domestica.

Oltre 200 euro al mese sulla bolletta, quindi, solo di rata, più i consumi.

E qui si apre il punto interrogativo: Come siamo arrivati a bollette da 1000 euro al mese?

Qualche ritardo di pagamento, dovuto all’impossibilità di sostenere un tale peso, interessi di mora, impossibilità di rateizzare la bollette elevate perché è presente la rateizzazione del debito dell’azienda, ed ecco le bollette lievitare inesorabilmente.

Cosa vuol dire per Enel questo? Scrivere una cifra enorme sulla fattura, imbustarla, spedirla ed attendere che l’utente paghi.

Cosa vuol dire questo per la nostra socia? Vuol dire farsi prestare i soldi da amici e parenti, vuol dire vivere controllando i numeri che inesorabili scorrono sul contatore, vuol dire cercare di risparmiare il più possibile sui consumi, lavando spessissimo a mano gli indumenti, accendendo lo scaldabagno lo stresso indispensabile, ma, soprattutto, dover dire ai propri figli: le scarpe nuove le compriamo forse il prossimo mese, perché devo pagare la bolletta.

Ha vissuto così per mesi, ma appena finiva di restituire il prestito che aveva preso da amici per pagare una bolletta, ecco apparire minacciosa una nuova la lettera con il timbro Enel, e di nuovo il terrore nell’aprirla. Altri mille euro di bolletta e di nuovo giù, nella disperazione.

Questa donna. con una forza d’animo invidiabile, si è gettata a testa bassa e ha cercato di lavorare ancora di più, ha chiesto un finanziamento che stanno ancora valutando, dato il suo basso reddito, ha cercato nuovi prestiti tra amici e parenti, e ha fatto la spola tra numero verde e sportello Enel, vivendo con l’angoscia di rimanere senza corrente.

Alla fine è successo l’inevitabile: non ce l’ha fatta a pagare l’ultima bolletta, e via: luce staccata per morosità. Ricordiamo che la nostra socia non è morosa di altro che dell’ultima bolletta. Le precedenti, seppur in ritardo, le ha tutte pagate, altrimenti non saremmo qui a scrivere per lei. Una bolletta di mille euro non pagata e si trova al buio.

Legalmente Enel ha perfettamente ragione, ma umanamente? Possibile che non ci sia stata nessuna possibilità di venire incontro a questa donna?

Il brutto della situazione è che da Enel non si scappa. Abbiamo provato a contattare altri gestori, che in un regime di libera concorrenza, dovrebbero poter intervenire … e invece no!

Se il contatore viene disattivato da Enel per morosità nessuno dei gestori che abbiamo contattato può fornire l’energia elettrica.

E allora?

Allora alla nostra socia non rimane altro da fare che attendere al buio e sperare che gli arrivi il finanziamento per saldare questa bolletta (e forse anche i debiti dell’azienda) e riavere la luce.

Almeno così se non riuscirà a pagare una rata, al limite, verrà segnalata nelle centrali rischio e dovrà combattere con le recupero crediti, ma potrà almeno avere un frigorifero funzionante.

Nel caso tutto vada in porto nel migliore dei modi, e stiamo assistendola in questo, Enel riavrà finalmente i soldi che questa donna le deve, ma chi ridarà indietro la dignità a questa madre di famiglia? Chi le ridarà il rapporto con il figlio maggiore che è andato a vivere a casa di un amico per la vergogna?

Ci dispiace solo di non essere riusciti in alcun modo ad evitare il distacco, essendo la donna venuta da noi quando ormai tutti i termini erano scaduti ed eravamo a poche ore dal distacco, ma lei ha “perso tempo” cercando in tutti i modi di reperire denaro per saldare la bolletta.

Se fosse venuta prima avremmo potuto cercare, attraverso i nostri canali, di evitarlo, ora possiamo solo assisterla con le pratiche per il riallaccio e starle vicini moralmente, denunciando pubblicamente questa situazione.

Ora deve cenare con il figlio rimasto al suo fianco a lume di candela, ha dovuto buttare tutto quello che aveva nel frigorifero e nel congelatore. Ora fa la spesa tutti i giorni perché non può più conservare i cibi, lava tutto a mano e compra tante batterie per le lampadine.

Ripetiamo: sul lato legale nulla da eccepire ad Enel, sul piano umano lasciamo a chi legge il giudizio.

Ci auguriamo che questa nostra comunicazione spinga Enel a contattarci per trovare insieme una soluzione a questo disagio, accordando magari una breve dilazione fino all’arrivo dei soldi del finanziamento. Sul nostro sito www.sportelloconsumatori.org sono disponibili tutti i recapiti della nostra sede.

Un’ultima considerazione a carattere generale: questo è uno degli effetti della privatizzazione, l’utile prima della persona. Con la privatizzazione dell’acqua che si vuole fare arriverà forse il giorno che ci negheranno di bere e di lavarci se non arriviamo a pagare la bolletta dell’acqua?

Esiste un limite dove l’utile si ferma per lasciare spazio alla dignità e all’umana comprensione? Uno società civile non dovrebbe imporre alle aziende che gestiscono servizi essenziali un tale limite?

Abbiamo consigliato alla nostra socia di rivolgersi ai servizi sociali del Comune e ci auguriamo che troverà lì un aiuto, ma è giusto che il peso di questa intransigenza debba gravare sulla collettività?

Ad Enel chiediamo un gesto di umanità, speriamo che non si tiri indietro.

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