I Buoni vacanza – in pochi se li sono potuti permettere

Buono Vacanze Ricordate i Buoni Vacanze? Ne parlavamo a gennaio come una novità interessante, come interessanti sono tutte le iniziative che, da un lato, tendono a sostenere l’economia, e dall’altro “strizzano l’occhio” al cittadino facendogli risparmiare qualcosa.

Avendo però notato un difetto di comunicazione negli spot di questa iniziativa scrivevamo: “Facciamo notare che i buoni vacanza offrono, sì, ad esempio, ad una famiglia di 4 persone, con reddito inferiore ai 25.000 euro, la possibilità di richiedere un libretto di buoni per un valore totale fino a 1230 euro, pagandoli 676,50 euro ma tale cifra dovrà essere versata entro 10 giorni dalla prenotazione, andando quindi a far pesare fin da subito le spese delle su un bilancio familiare già esiguo. Questo aspetto, pur non invalidando la bontà del provvedimento, è da tener presente all’atto della prenotazione.”

E proprio questo difetto di comunicazione è stato, secondo Massimo Abbate, Direttore della Società “Buoni Italia” che ha gestito il sistema delle prenotazioni, alla base del flop dell’iniziativa.

Il dottor Abbate infatti, ha dichiarato che “C’è stato un problema comunicativo. Il messaggio degli spot è passato come un regalo, come la possibilità di andare gratuitamente in vacanza”.

E cosa avrebbero dovuto pensare i cittadini sentendo, nello spot, la frase  “una grande vacanza anche per chi ha un piccolo reddito”?

In tanti infatti sono corsi a prenotare i buoni: 25.084 famiglie li hanno prenotati.

Un successo, se non fosse che, una volta scoperto che dovevano pagare una forte somma entro dieci giorni dalla prenotazione, solo 6.630 cittadini hanno poi effettivamente ritirato i buoni.

Ulteriore problema, inoltre, è stato il periodo di validità dei buoni: Dal primo luglio al 23 agosto, e nel periodo natalizio, i buoni non possono essere usati (essendo nati soprattutto per incentivare il turismo in bassa stagione).

In molti casi però quello è l’unico periodo che un operaio può richiedere per andare in ferie, coincidendo con la chiusura di molte fabbriche e delle scuole.

Siamo contenti che il nostro messaggio di porre attenzione al fatto di dover pagare fin da subito sia stato profetico, e, ci auguriamo, utile, ma è un ben magra consolazione: come sempre più spesso avviene un provvedimento annunciato come una soluzione per i problemi del turismo, si trasforma in un flop, perché studiata per dare, forse, solo l’impressione di essere a favore del cittadino, mentre in realtà aiuta solo e soltanto le strutture che, in quel periodo, sono vuote.

Una struttura turistica che, infatti, lavora a pieno ritmo tutto l’anno, che interesse avrebbe ad offrire uno sconto, condizione necessaria per poter aderire all’iniziativa?

Risultato dell’iniziativa? Pochissime famiglie accontentate, pochissimo turismo incentivato, scarsi guadagni per le strutture.

Altro sarebbe stato, invece, donare di meno a queste famiglie in difficoltà, ma donarlo realmente.

Rimettendo nel giusto verso la vicenda, infatti, in realtà nessun dono è stato fatto: lo Stato ha venduto con una scontistica i “biglietti di ingresso” alle strutture turistiche, cosa che anche i gruppi d’acquisto, i cral ed anche la nostra associazione (grazie all’accordo con ASSOCRAL) permette di fare. E non pesiamo per 5 milioni di euro sulle casse dello Stato.

Riprendendo l’esempio dell’apertura ci chiediamo: non era più semplice mandare ai richiedenti un assegno di 676,50 euro spendibile nelle strutture convenzionate, senza chiedere un versamento anticipato?

Allora si sarebbe stato un dono, ed un incentivo. Così è stato solo un movimento contabile

Forse agendo in questo modo anche molti cittadini che, combattendo ogni mese per pagare le bollette, non si sono potuti permette di aderire, forse avrebbero potuto farsi una vacanza.

Ribadiamo quindi che l’idea e lo strumento sono validi, ma inutilizzabili dato l’impegno economico che richiedono a famiglie, per definizione, con scarse risorse economiche.

Auspichiamo quindi un cambio di direzione in questo senso, rimuovendo il versamento anticipato, altrimenti avremmo la conferma che questa iniziativa altro non è che un vero e proprio espediente demagogico.

(Fonte dei dati: Ministro del Turismo. Dati aggiornati alla terza settimana di maggio)

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Aumento Pedaggi Autostradali: pochi euro che rischiano di costar caro ai cittadini

casello-autostradale E’ notizia di oggi che il CODACONS ha presentato un esposto alla Commissione Europea contro gli aumenti dei pedaggi autostradali, e ha preannunciato una class action in merito.

Ci complimentiamo ovviamente con il CODACONS, al quale auguriamo ogni fortuna per questa iniziativa, ma vorremmo porre l’accento su di un altro aspetto di questo rincaro.

Un aspetto, forse, più subdolo, ma che rischia di costare veramente caro all’economia nazionale ed ai cittadini : la ricaduta su filiera e turismo.

La ricaduta sul turismo è intuitiva ed ovvia: aumentando i pedaggi aumenta anche il costo che le famiglie dovranno sopportare per andare in vacanza, e questo già è un peso in più sulle famiglie.

Ma questi aumenti verranno pagati anche dai turisti stranieri che decideranno di passare le in Italia e questo farà riflettere i nostri “ospiti” sulla convenienza di affittare un’auto per spostarsi invece di usare i treni ed i mezzi pubblici, con ricadute sul settore “rent a car”, ma anche su quelle strutture ricettive o turistiche piccole e decentrate (ristorantini, bed&breakfast, affittacamere) che, per loro natura, sono quelle peggio servite dai pubblici, pur essendo spesso le più economiche e le meglio rappresentative della nostra “italianità”.

Ma questo ancora è nulla!

Il più grande rischio è il riflesso di questi aumenti sui prezzi di tutti i prodotti i commercio. Come? Presto detto.

Il commercio italiano è caratterizzato dal problema della filiera lunga, e dallo scarso sviluppo dei trasporti su rotaia.

Ognuno di noi ha l’esperienza delle miriadi di camion che incontriamo spostandoci sulle strade ed autostrade italiane. Ebbene, quei camion, ovviamente, trasportano le merci che noi troviamo poi nei negozi.

Il costo di questi spostamenti, altrettanto ovviamente, viene caricato sul prezzo di vendita. Aumentando il costo per i pedaggi autostradali pagati da questi mezzi, aumentano conseguentemente i costi di tale movimentazione (spesso ci sono merci che attraversano l’intera Italia prima di arrivare nel negozio sotto casa).

Sicuramente questi aumentati costi saranno girati dai trasportatori sui negozianti, e da questi ultimi sul consumatore.

Pochi spicci, obietterete … Sicuramente si, ma su ogni prodotto che acquistiamo, e questo sicuramente peserà, nei prossimi mesi, sulle tasche di tutti noi.

Ma non finisce qui: pensate anche ai tanti pendolari che si spostano quotidianamente in automobile. Quanto peserà sul loro bilancio familiare questo aumento? Tanto, sicuramente!

Ottimo modo di fare velocemente cassa quello di aumentare i pedaggi subito prima della stagione estiva, ma anche un modo subdolo di mettere le mani nelle tasche di tutti i cittadini.

Come diceva una vecchia pubblicità: Meditate Gente, Meditate!

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Dal 1° Luglio Tariffa Bioraria dell’ Energia Elettrica per tutti.

Contatore Elettronico Finisce la pace anche per quei cittadini che avessero scelto di restare con Servizio Elettrico (Il fornitore di energia elettrica di sempre) e che non hanno aderito a nessuna offerta del Mercato Libero.

Potrebbe essere una nuova opportunità per risparmiare, o la causa di aumenti delle bollette, a seconda se i si adegueranno o meno i consumi agli orari di minor costo dell’energia.

Dal 1° luglio 2010, infatti, a tutti quei clienti domestici che non hanno ancora scelto un fornitore nel mercato libero e che sono dotati di un contatore elettronico (quelli di nuovo tipo), verrà progressivamente ed automaticamente applicata la tariffa bioraria.

Con i nuovi prezzi biorari l’elettricità costerà di meno dalle 19 alle 8 dei giorni feriali e tutti i sabati, domeniche e altri giorni festivi. Questi periodi saranno indicati in bolletta come fasce orarie ‘F2 e F3’.

Costerà invece di più per i consumi dalle 8 alle 19 dei giorni feriali. Questo periodo sarà indicato in bolletta come fascia oraria ‘F1’.

Per Francesco Luongo, Responsabile del Dipartimento Nuove Tecnologie di , questo cambio di tariffa è stato sottovalutato dai visto che inciderà profondamente sulle proprie abitudini di consumo elettrico e quindi sul proprio stile di vita.

Per ottenere, infatti, un reale rispetto alle tariffe cosiddette monorarie è necessario concentrare i propri consumi almeno per il 67% nella fascia oraria notturna/fine settimana  altrimenti si rischia di pagare con la tariffa bioraria di più rispetto alla tariffa monoraria.

Invitiamo quindi i cittadini a porre attenzione agli orari in cui utilizzano gli elettrodomestici di maggior consumo.

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ENERGIA, TARIFFA BIORARIA. MDC: "Grande opportunità per gli utenti e per il sistema Paese"

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APRE PRONTO SALDI 2010

saldi In vista del prossimo avvio dei apre lo sportello Nazionale per orientarsi all’acquisto veramente conveniente.

 

Il 3 luglio prossimo aprono i nella Regione Lazio e quindi anche qui da noi.

Il Movimento Difesa del Cittadino () consiglia ai di prestare massima attenzione se non si vuole incappare in clamorose fregature e apre lo Sportello Pronto 2010 che offre consulenza e informazione tramite gli esperti: si può scrivere una mail a info@mdc.it oppure chiamare lo 06/4881891 (dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.30) per consigli. La nostra sede locale rimane a disposizione per assistenza in caso di problemi.

L’associazione ricorda ai che esiste una legge specifica che detta le regole di svolgimento per gli acquisti in saldo, che rientrano nelle cosiddette vendite straordinarie disciplinate dall’art. 15 del decreto legislativo n. 114 del 1998.

Le singole Regioni poi fissano i periodi e la durata dei a livello locale. Per il corretto acquisto degli articoli in saldo il Movimento Difesa del Cittadino () consiglia i di tener presente le seguenti informazioni:

CAMBIO DELLA MERCE E DIRITTO DI RECESSO. La possibilità di effettuare il cambio del capo in seguito all’acquisto è a discrezione del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme, perché in tal caso vi è l’obbligo per il venditore di eseguire la riparazione o provvedere alla sostituzione del capo in oggetto o ove non sia possibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Non è assolutamente vero infatti che i capi in saldo non possono essere cambiati, per cui si suggerisce di diffidare da cartelli o messaggi che affermano il contrario. Il diritto di recesso, invece, che è esercitabile normalmente entro 10 giorni dall’acquisto, non ha nulla a che vedere con gli acquisti conclusi all’interno di un esercizio commerciale: riguarda vendite a domicilio, per corrispondenza, a distanza, ecc. Importante conservare sempre lo scontrino per un’eventuale sostituzione in caso di prodotto difettoso entro il termine di due mesi dalla data in cui è stato scoperto il vizio. La garanzia vale per due anni dal momento dell’acquisto, per cui fare attenzione agli scontrini di carta chimica che facilmente sbiadiscono e fotocopiarli per poterli esibire in caso di esigenze particolari. Ancora, se si intende pagare con un prestito personale, fare attenzione perché spesso le offerte pubblicizzate tramite volantini o giornali non includono quasi mai le spese accessorie (es. assicurazioni obbligatorie ed eventuali oneri).

ATTENZIONE AI FINTI . I capi proposti in saldo possono essere oggetto di notevole deprezzamento se non venduti entro un dato termine. Per evitare di incorrere in un acquisto scontato ma di merce considerata “resto di magazzino” è importante sapere che i veri sono quelli applicati su merce della stagione che sta finendo. Si suggerisce di principalmente nei negozi di fiducia tenendo presente che se lo sconto supera il 50% c’è il dubbio che si tratti di un capo delle stagioni passate.

CONTROLLARE ETICHETTA E CARTELLINI. La cosa da evitare è l’acquisto di prodotti senza etichetta relativi alla composizione e alla manutenzione necessaria a evitare eventuali danneggiamenti del capo. I cartellini della merce vanno analizzati con attenzione per verificare innanzitutto che vi sia il prezzo di partenza del capo, quello scontato e il valore in percentuale dello sconto applicato e confrontati il prezzo vecchio e quello ribassato eventualmente chiedendo spiegazioni al venditore sulla misura dello sconto praticato.

PUBBLICITA’, VETRINE E MANIFESTI. Fondamentale è diffidare dei negozi che coprono le vetrine con enormi manifesti e non permettono di vedere la merce esposta e che risultano poco chiari. Le asserzioni pubblicitarie devono essere in grado di dimostrare la veridicità delle affermazioni e devono essere esposte attraverso una veste grafica che non inganni il consumatore. Il venditore è tenuto al rispetto di tali obblighi altrimenti incorre nel pagamento di sanzioni che vanno da un minimo di 516,46€ a un massimo di 3.098,74€.

PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO E POS. Il pagamento può essere effettuato con carta di credito e Pos solo se è esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la convenzione.

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Prezzo Minimo delle sigarette, L’Europa condanna l’Italia

Sigarette Il Tabagismo in Italia è una dipendenza che è tra le più vessate dalla pressione fiscale delle accise, ma  forse non tutti sanno che hanno un prezzo minimo imposto dallo Stato.

Esiste quindi un prezzo minimo di commercializzazione calcolato come percentuale del prezzo medio ponderato di vendita al minuto di tutte le sigarette iscritte nella tariffa di vendita al pubblico ed effettivamente commercializzate. Nel 2007 il prezzo minimo del pacchetto da venti sigarette era di 3,40 euro.

Anche se i produttori avessero voluto vendere le sigarette ad un prezzo inferiore non avrebbero potuto farlo.

Tutto questo, si dice, per salvaguardare la salute dei cittadini. E’ nostra opinione che molto di più si sarebbe ottenuto sostenendo maggiormente i vari programmi che aiutano a smettere di fumane, oppure prevedendo attività sanitarie ed informative di prevenzione, ad esempio, nelle scuole.

Questo non si è fatto, forse perché avrebbe rappresentato un costo per lo Stato, preferendo bloccare sul nascere i meccanismi di normale concorrenza sul mercato che avrebbe portato le sigarette a costare meno di quanto costano ora, forse perché, come detto, sui tabacchi lo Stato ci guadagna, con le accise, un percentuale sulla nostra salute.

Che tale norma blocchi la concorrenza non siamo noi a dirlo, ma la Corte Europea che ha condannato, con una sentenza pubblicata oggi, lo Stato Italiano perché con il prezzo minimo delle sigarette, introdotto con la finanziaria 2005, ha creato “distorsione della concorrenza, pregiudicando la libertà di alcuni produttori e importatori garantita dalla direttiva comunitaria 95/59/CE”

Questa direttiva comunitaria, infatti, relativa alle imposte diverse dall’imposta sul volume d’affari che gravano sul consumo dei tabacchi lavorati, prevede che i produttori e gli importatori di paesi terzi stabiliscono liberamente i prezzi massimi di vendita al dettaglio per ciascuno Stato membro.

Con la sentenza di oggi la Corte dichiara che la Repubblica italiana, prevedendo un prezzo minimo di vendita per le sigarette, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva 95/59/CE.

Speriamo che questa sentenza abbia presto effetti sul costo delle sigarette, che tanto grava sulle famiglia che hanno componenti vittime di tale dipendenza, e che lo Stato attivi e potenzi le strutture per la cura e la prevenzione del tabagismo, che è una dipendenza dovuta alla presenza di nicotina nel fumo delle sigarette.

Una persona affetta da dipendenza va aiutata a curarsi, e non tassata, almeno questa è la nostra visione di questa vicenda.

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Arriva Chiarezza, il nuovo Osservatorio del risparmio di Supermoney dedicato all’informazione trasparente sui consumi

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Sentenza Tar Lazio su compagnie telefonia mobile, MDC: "Variazioni tariffarie devono essere messe nero su bianco"

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APRE PRONTO SALDI 2010: LO SPORTELLO DI MDC PER ORIENTARSI ALL’ACQUISTO VERAMENTE CONVENIENTE

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Newsletter 30/06/2010

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