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	<title>Sportello Consumatori &#187; Privacy</title>
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		<title>Security scanner, efficaci quelli a onde millimetriche attive</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I security scanner con tecnologia a onde millimetriche attive sono risultati i più efficaci ed hanno risolto i problemi di salute e privacy sollevati nel corso della sperimentazione, partita a marzo 2010. Già entro marzo il CISA-Cominato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti potrebbe decidere di adottarli in alcuni aeroporti, a cominciare da Fiumicino e Malpensa, per i voli verso gli Stati Uniti e Israele. <span></span></p>
<p>E’ quanto è emerso durante la conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma presso la sede dell’Enac per presentare <strong>i risultati della sperimentazione condotta nel 2010 negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia e Palermo</strong>. La sperimentazione ha riguardato proprio l’attendibilità dei security scanner, valutandone l’opportunità e il numero di macchinari da impiegare negli scali nazionali, in armonia con il regolamento europeo che è stato emanato a novembre scorso.</p>
<p>“I primi risultati non ci convincevano – ha affermato durante la conferenza il presidente dell’Enac Vito Riggio – c’erano troppi falsi allarmi e i tempi di smaltimento risultavano troppo lunghi. <strong>Nella seconda fase sono stati testati i security scanner L3 Provision con algoritmo ATR (Automatic Target Recognition)</strong> che hanno <strong>ridotto i casi di falsi allarmi e di mancato rilevamento degli oggetti ed hanno anche ottimizzato il tempo necessario per eseguire i controlli</strong>”.</p>
<p>Parliamo di <strong>una media di 37-39 secondi a passeggero</strong>, su un campione di 50.000 persone; in un’ora quindi si effettua il controllo su 120 passeggeri. Dei 37 secondi soltanto 3 servono per lo screening vero e proprio, il resto è il tempo di preparazione. Prima di passare sotto i security scanner, infatti, bisogna <strong>spogliarsi completamente di tutti gli oggetti che si hanno addosso</strong>, dalle collane ai fazzoletti, poiché la macchina emette delle microonde attive che penetrano nei vestiti e rimbalzano sul corpo mettendo in evidenza tutto ciò che incontrano.</p>
<p>A differenza dei metal detector, sono in grado di “vedere”  tutti gli oggetti, non solo quelli metallici e risultano, quindi, più sicuri. Inoltre le onde vengono assorbite dal corpo soltanto minimamente, paragonabili alle onde del cellulare, e non c’è alcun problema per la salute. Tutto ok anche dal punto di vista della privacy visto che l’immagine che si crea non è altro che un’immagine stilizzata, non reale, e non verrà archiviata, ma utilizzata soltanto nel momento del passaggio. Se poi si hanno protesi o pacemaker questi non verranno visti poiché sono all’interno del corpo e la macchina vede solo ciò che si interpone tra il corpo e i vestiti.</p>
<p><strong>Ma allora gli aeroporti sono pronti ad accogliere i security scanner?</strong> Non è così semplice. “Il problema che rimane – ha detto Riggio – è quello dell’informazione al passeggero. All’aeroporto di Fiumicino, ad esempio, abbiamo riscontrato una differenza significativa tra i passeggeri statunitensi e i nostri poiché negli Stati Uniti sono già stati installati oltre 350 security scanner”. Quindi fondamentale per l’introduzione dei nuovi dispositivi sarà <strong>l’informazione dei passeggeri e la formazione degli operatori</strong> che devono preparare il passeggero prima che si metta in fila per il controllo, in modo che quando arriva il suo turno si sia già spogliato degli oggetti e sappia come posizionarsi sotto la macchina (con le braccia in alto).</p>
<p>Ma c’è anche un altro problema: <strong>i security scanner saranno sostitutivi o integrativi?</strong> “Noi vogliamo mantenere i metal detector – ha detto il presidente dell’Enac – Se il passeggero si rifiuta di passare sotto il security scanner passerà sotto il metal detector e poi verrà perquisito manualmente. Noi crediamo di essere già ad un livello di sicurezza molto alto, il problema è risparmiare tempo e cercare un sistema di controllo meno invasivo della perquisizione”. Quindi i security scanner, in futuro, potrebbero sostituire del tutto le altre macchine con il risultato che sarebbero più sicuri e più veloci. Certo <strong>serviranno le risorse per comprarli</strong>: per ora ci sono soltanto <strong>2 milioni di euro, messi a disposizione dall’Enac</strong> nella fase di avvio della sperimentazione. Questi soldi dovrebbero servire ad acquistare i security scanner, almeno per Milano Malpensa e Roma Fiumicino, e garantire la formazione del personale. Per gli altri si vedrà, sarà il Governo a decidere quando e come investire; le risorse poi saranno incluse nelle tasse aeroportuali, ma per il momento non ci sono costi aggiuntivi.</p>
<p>Di sicuro <strong>il problema della salute non c’è</strong> anche perché, a differenza dell’Inghilterra, in Italia non si è mai pensato di sperimentare raggi ionizzanti poiché questo è consentito solo per scopi medici. E poi, ha precisato il direttore generale dell’Enac Alessio Quaranta, <strong>l’obiettivo non è quello di scannerizzare corpi, ma la sicurezza</strong>. Non a caso anche la terminologia è stata adeguata e non si parla di body scanner, ma di security scanner”.    </p>
<p><em><strong>di Antonella Giordano   </strong></em></p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=40108">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/?p=40108 ) </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Privacy, verso regolamento UE. Pizzetti: “Fortezza sicura ma isolata”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si fa a proteggere i dati personali nell’era digitale? Il mondo è cambiato e i confini nazionali sono stati scavalcati. Si cerca di fissare altri riferimenti, ma per quanto sovranazionali essi siano, saranno sempre troppo stretti. E’ questo il contesto in cui va ad inserirsi il tema della privacy, tanto delicato quanto importante. Negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si fa a proteggere i dati personali nell’era digitale? Il mondo è cambiato e i confini nazionali sono stati scavalcati. Si cerca di fissare altri riferimenti, ma per quanto sovranazionali essi siano, saranno sempre troppo stretti. <span></span></p>
<p>E’ questo il contesto in cui va ad inserirsi <strong>il tema della privacy</strong>, tanto delicato quanto importante. Negli anni <strong>la protezione dei dati personali è diventata un diritto fondamentale dell’uomo</strong>, ma oggi subisce attacchi continui e il rischio è alto: i dati di ognuno di noi potrebbero fare il giro del mondo, senza che ce ne accorgiamo; potrebbero finire in mani sbagliate o essere utilizzati a scopi discutibili. Insomma, potremmo non esserne più padroni.</p>
<p><strong>Chi può tutelarci rispetto a questo diritto</strong>? Ogni Paese europeo ha un Garante Privacy indipendente che si occupa della protezione dei dati a livello nazionale. Ma quando la violazione supera i confini nazionali o interessa questioni transfrontalieri? La confusione regna sovrana. <strong>A livello europeo non c’è chiarezza e il quadro legislativo attuale è frammentato</strong>.</p>
<p>Per questo <strong>la Commissione europea ha proposto una riforma globale della normativa UE sulla protezione dei dati</strong>, quella del 1995 che, evidentemente, ha bisogno di essere aggiornata rispetto al nuovo contesto tecnologico. Di questo si è parlato oggi presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.</p>
<p><strong>Laura Corrado,</strong> Capo Unità Aggiunto della  Direzione generale Giustizia della Commissione europea ha illustrato le novità che vuole introdurre la proposta della Commissione per rafforzare la privacy online, aumentando così la fiducia dei consumatori e stimolando l’economia digitale europea. Si parte da <strong>un’armonizzazione della legge</strong> che dovrebbe rendere più semplice la sua applicazione, favorendo anche la libera circolazione dei dati tra i vari Stati membri; <strong>il diritto di accesso ai propri dati deve essere facile e gratuito</strong> e deve considerare la <strong>portabilità</strong>: il cittadino può chiedere indietro i propri dati personali in un formato facilmente trasferibile.</p>
<p>Si rafforza <strong>il diritto all’oblio</strong> di ogni cittadino e si riducono gli adempimenti burocratici non necessari. Per i casi transfrontalieri ci sarà un’unica autorità di protezione dei dati nel paese europeo in cui ha sede lo stabilimento principale. <strong>Il consenso informato</strong> per il trattamento dei dati, quando necessario, dovrà essere <strong>esplicito</strong>. Le norme UE si applicheranno anche ai dati personali trattati all’estero da imprese che sono attive sul mercato unico e offrono servizi ai cittadini dell’Unione.</p>
<p><strong>Le autorità nazionali di protezione dei dati avranno maggiori poteri</strong>; potranno infatti comminare sanzioni alle imprese che violano il diritto dell’UE; complessivamente si potrebbero raggiungere somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.</p>
<p><em><strong>Quello che si sta preparando in Europa è compatibile con quello che si sta facendo in Italia, a livello interno?</strong></em></p>
<p>La domanda è stata rivolta a <strong>Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità Garante  per la Protezione dei dati personali</strong>. “A livello interno spesso vengono fatti provvedimenti frettolosi e poco ragionati – ha risposto Pizzetti – Questo è successo ad esempio con il decreto di luglio scorso e con la manovra di dicembre, che ha tolto la tutela giuridica dei dati alle imprese. Non so se chi ha chiesto questo provvedimento lo abbia analizzato fino in fondo, ma secondo me questo non ha favorito le imprese”.</p>
<p>“Il regolamento della Commissione Europea, dall’altro lato, <strong>cerca di fare della protezione dei dati un diritto dell’Unione più che degli individui</strong>. Si tratta di un’innovazione molto grossa – ha precisato il Garante – Il cittadini potrà continuare a rivolgersi all’autorità nazionale rispetto alla protezione del consumatore, mentre per la protezione dei dati personali dovrà rivolgersi all’UE”. Pizzetti ha anche precisato che la proposta di regolamento pone <strong>la Commissione Europea ai vertici delle decisioni delle autorità nazionali che così perdono una parte di indipendenza</strong>.</p>
<p>“Il grosso salto in avanti – ha detto Pizzetti – è che <strong>si afferma che ci sono diritti sovranazionali e la protezione dei dati viene adattata alle innovazioni tecnologiche</strong>. Ma se da una parte c’è un’elevata attenzione al trasferimento dei dati da e verso l’estero, dall’altra <strong>manca la flessibilità necessaria per un accordo internazionale</strong> perché la questione della protezione dei dati sarà globale”.</p>
<p>Secondo il Garante Privacy è un po’ come se questo regolamento nascesse già vecchio: “<strong>cerca di creare una fortezza quasi perfetta che però si isola rispetto al sistema mondiale”</strong>. La vera questione è questa e se la stanno ponendo anche gli americani: come si garantisce l’efficacia di alcune regole, in questo caso europee, anche a livello internazionale? Bisognerebbe pensarci già adesso, altrimenti il regolamento europeo che ha davanti un iter di due anni per essere approvato, sarà solo una fase intermedia verso l’evoluzione futura.</p>
<p><em><strong>di Antonella Giordano</strong></em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=39701">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/?p=39701 ) </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Privacy, l’Europa verso il “diritto all’oblio”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 19:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’epoca dei social network si ha diritto a essere dimenticati. Il “diritto all’oblio” permetterà di gestire meglio i rischi legati alla protezione dei dati online e chiunque potrà cancellare i propri dati se non ci sono motivi legittimi per conservarli. Il diritto all’oblio rientra nel contenuto della riforma globale in tema di privacy e protezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’epoca dei social network si ha diritto a essere dimenticati. Il “diritto all’oblio” permetterà di gestire meglio i rischi legati alla protezione dei dati online e chiunque potrà cancellare i propri dati se non ci sono motivi legittimi per conservarli.<span></span></p>
<p>Il<strong> diritto all’oblio</strong> rientra nel contenuto della <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/12/46format=HTMLaged=0language=ITguiLanguage=en" target="_blank">riforma globale in tema di privacy e protezione dei dati personali</a> proposta oggi dalla Commissione europea, con l’obiettivo di rafforzare i diritti della privacy online e stimolare l’economia digitale europea. Una unica legge, un corpus unico di norme valide in tutta l’Unione europea, porrà fine all’attuale frammentazione e promette risparmi alle imprese per 2,3 miliardi di euro l’anno. “Solo 17 anni fa nemmeno l’1% degli europei sapeva usare Internet. Oggi non si contano i <strong>dati personali trasferiti e scambiati attraverso i continenti</strong> e per l’intero globo in qualche frazione di secondo – ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria UE per la Giustizia – La <strong>protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei</strong>, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi online visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni”.</p>
<p>Le proposte della Commissione aggiornano e modernizzano i principi sanciti dalla <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31995L0046:it:HTML" target="_blank">direttiva del 1995 sulla protezione dei dati personali</a>. Rientrano nel pacchetto di riforma una comunicazione strategica in cui la Commissione fissa gli obiettivi e due proposte legislative: un regolamento che istituisce un quadro generale dell’Unione per la protezione dei dati e una direttiva sulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento dei reati e nell’ambito delle connesse attività giudiziarie.</p>
<p>Oltre al diritto all’oblio, la riforma prevede che in ogni paese dell’Unione imprese e organizzazioni avranno a che fare con un’unica autorità nazionale di protezione dei dati, e ogni volta che sarà necessario il consenso al trattamento dei dati, questo andrà chiesto esplicitamente: il consenso non potrà più essere presunto. Le <strong>autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati avranno maggiori poteri</strong> e potranno comminare, alle imprese che violano il diritto dell’Unione, sanzioni pecuniarie; complessivamente, afferma la Commissione Ue, si potrebbero raggiungere somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.</p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=39235">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/?p=39235 ) </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Protesi PIP, Ministero Salute ordina censimento</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 16:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriverà un censimento per le protesi mammarie PIP sotto accusa. Nei giorni scorsi è stata firmata un’ordinanza che impone alle strutture sanitarie di redigere un elenco degli impianti fatti dal primo gennaio 2001. Nei giorni scorsi il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha firmato un’ordinanza che “impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arriverà un censimento per le protesi mammarie PIP sotto accusa. Nei giorni scorsi è stata firmata un’ordinanza che impone alle strutture sanitarie di redigere un elenco degli impianti fatti dal primo gennaio 2001.<span></span> Nei giorni scorsi il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha firmato un’ordinanza che “impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti gli impianti di protesi PIP a partire dal primo gennaio 2001”.<br />
Le protesi sono state ritirate dal commercio ma, a partire dalla Francia, <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=37587">sono finite al centro di un allarme sanitario </a>perché accusate di cancerogenicità. Un<a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=37768"> parere urgente del Consiglio Superiore di Sanità </a>ha evidenziato che le protesi sono composte da <strong>materiale che non corrisponde agli standard internazionali</strong>. Sono state<strong> ritirate dal commercio in Italia dal 1° aprile 2010</strong> ma le stime parlano di alcune migliaia di donne che sarebbero state sottoposte a chirurgia plastica con queste protesi per le quali, ha evidenziato il CSS, “<strong>non esistono prove di maggior rischio di cancerogenicità ma sono state evidenziate maggiori probabilità di rottura e di reazioni infiammatorie</strong>”.</p>
<p>Per correre ai ripari, il Ministro della Salute ha dunque firmato il 29 dicembre <a href="http://www.normativasanitaria.it/jsp/dettaglio.jsp?aggiornamenti=attoCompleto=siid=41074" target="_blank">un’ordinanza per individuare tutti i portatori delle protesi PIP in Italia</a>. Secondo quanto si legge nel documento, l’ordinanza “impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di <strong>redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l’impianto di PIP a partire dal 1° gennaio 2001</strong>: la lista resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle strutture, le quali però dovranno notificare alle Asl di riferimento (e queste alle competenti autorità regionali) la data di ciascun intervento d’impianto. <strong>Le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero</strong>. L’ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti”. Le regioni dovranno verificare l’applicazione delle raccomandazioni disposte dal CSS nel parere espresso il 22 dicembre scorso. Il Comando Carabinieri per la tutela della Salute avrà infine il compito di effettuare indagini e controlli “al fine di ricostruire i passaggi amministrativi per l’acquisizione delle protesi PIP, nonché i percorsi sanitari che hanno preceduto l’impianto delle stesse, operando su tutto il territorio nazionale”.</p>
<p>In un precedente incontro, le Regioni hanno concordato con il Ministero la procedura per la raccolta delle informazioni. Sulla vicenda, che non fa dormire sonni tranquilli a chi si è sottoposto all’impianto, è intervenuta nei giorni scorsi Cittadinanzattiva, che condivide le decisioni attuate dal Ministero con le Regioni ma esprime comunque preoccupazione per la vicenda delle protesi PIP: “è la prova di quello che pensiamo da molto tempo, cioè che la necessità di spendere meno abbia come effetti quelli di mettere a rischio la propria salute. Non è infatti ammissibile che esistano sul mercato prodotti che, per permettere un risparmio, utilizzino materiali scadenti e mettano così a rischio la salute pubblica”.  Da oggi sarà nuovamente attivo il servizio di consulenza e tutela dell’associazione (si può contattare attraverso email pit.salute@cittadinanzattiva o allo 0636718444 lun-mer-ven dalle 9:30 alle 13:30).</p>
<p>Secondo il Ministero della Salute, in Italia dal 2001 al 2010 sono stati effettuati, come risulta dalla banca dati del Ministero, 121.699 interventi  di mammoplastica di ingrandimento e diricostruzione totale della mammella. Nell’ambito della discussione tecnico-scientifica del Consiglio superiore di sanità è stata avanzata un’ipotesi di stima percentuale di impianti effettuati con protesi PIP rispetto al totale pari al 3-4%.</p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=37847">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/?p=37847 ) </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Estratti conto al fisco, Adoc: privacy a rischio</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 16:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal gennaio parte la tracciabilità per i conti correnti. Gli istituti di credito comunicheranno regolarmente e periodicamente all’Agenzia delle Entrate le movimentazioni relative a rapporti e operazioni finanziarie di tutti i clienti, in base all’articolo 11 comma 2 del D.L. 201/2011. Il provvedimento promette di agire come leva fondamentale per la lotta all’evasione fiscale.Per Adoc, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal gennaio parte la tracciabilità per i conti correnti. Gli istituti di credito comunicheranno regolarmente e periodicamente all’Agenzia delle Entrate le movimentazioni relative a rapporti e operazioni finanziarie di tutti i clienti, in base all’articolo 11 comma 2 del D.L. 201/2011. Il provvedimento promette di agire come leva fondamentale per la lotta all’evasione fiscale.<span></span>Per Adoc, però, l’<strong>invio degli estratti conto</strong> potrebbe rappresentare una violazione della privacy. Sostiene il presidente dell’associazione Carlo Pileri: “La privacy di circa 40 milioni di cittadini è a rischio violazione. Dal prossimo 1° gennaio gli istituti di credito dovranno inviare al Fisco copia degli estratti conto dei propri clienti, ai fini della lotta all’evasione. Come Adoc crediamo che la misura approvata nel decreto Salva-Italia si ponga in contrasto con il <strong>diritto alla privacy</strong> dei cittadini. Pertanto abbiamo richiesto al Garante della Privacy di intervenire al riguardo, valutando con attenzione la portata della misura e intervenendo prontamente laddove vengano riscontrate anomalie e violazioni ai diritti dei cittadini”.</p>
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/?p=37743">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/?p=37743 ) </a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Garante Privacy: stop alle telefonate di marketing “mute”</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 10:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Stop alle telefonate di marketing “mute”. Disturbano la tranquillità degli utenti e possono provocare loro gravi disagi. E’ il monito del Garante Privacy che interviene sul fastidioso e sempre più frequente fenomeno delle telefonate “mute” che tanti utenti stanno ricevendo a ripetizione, anche 10-15 volte di seguito. Di cosa si tratta? Molte aziende utilizzano sistemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stop alle telefonate di marketing “mute”. Disturbano la tranquillità degli utenti e possono provocare loro gravi disagi. E’ il monito del Garante Privacy che interviene sul fastidioso e sempre più frequente fenomeno delle telefonate “mute” che tanti utenti stanno ricevendo a ripetizione, anche 10-15 volte di seguito. <span></span></p>
<p>Di cosa si tratta? Molte aziende utilizzano <strong>sistemi di instradamento automatico di telefonate</strong> allo scopo di mettere gli utenti in comunicazione con i call center addetti alla promozione di servizi e prodotti di quelle stesse aziende. In pratica l’utente riceve una telefonata e, dopo aver sollevato il ricevitore, non viene messo in comunicazione con alcun interlocutore. Un sistema fastidioso che, se usato impropriamente come nel caso di una grande società energetica finita sotto il mirino dell’Autorità, provocano gravi disagi al consumatore.</p>
<p>L’azienda in questione, infatti, ha utilizzato un sistema che permetteva l’inoltro ai vari call center di  un numero di telefonate anche molto superiore alla capacità ricettiva degli operatori, per evitare tempi morti o inattività. Di conseguenza non per tutte le chiamate c’era sempre un operatore disponibile e chi rispondeva si trovava di fronte ad <strong>una telefonata “muta”</strong> che, soprattutto se ripetuta, provocava negli utenti fastidi e anche allarme.</p>
<p>Il Garante ha quindi prescritto alle aziende di utilizzare accorgimenti che impediscano la reiterazione di una telefonata “muta” ed escludano la possibilità di chiamare quel numero per almeno 30 giorni. L’azienda che non rispetta questi accorgimenti rischia una sanzione tra i <strong>30mila e i 120mila euro</strong>.</p>
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    Author : Yong Mook Kim<br />
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		<title>MINORI. Internet più sicuro per i ragazzi, 28 aziende formano coalizione per migliorare la rete</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 20:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[DalWEB]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Aziende leader nel settore tecnologico e dei media, insieme, per rendere Internet un luogo più sicuro per i bambini. Si tratta di una coalizione di 28 aziende famose che si è formata su iniziativa della Commissione Europea per facilitare la segnalazione di contenuti dannosi, assicurare che le impostazioni sulla privacy siano adeguate all&#8217;età, offrire una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Aziende leader nel settore tecnologico e dei media</strong>, insieme, per rendere Internet un luogo più sicuro per i bambini. Si tratta di una coalizione di 28 aziende famose che si è formata su iniziativa della Commissione Europea per facilitare la segnalazione di contenuti dannosi, assicurare che le impostazioni sulla privacy siano adeguate all&#8217;età, offrire una maggiore gamma di opzioni per il controllo dei genitori e riflettere le esigenze di una generazione che naviga in Internet ad un&#8217;età sempre più bassa. </p>
<p><strong>Oggi i bambini in Europa iniziano a navigare sul web all&#8217;età di 7 anni</strong>. Il 38% dei bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni che navigano in Internet affermano di avere un profilo su un social network nonostante le restrizioni d&#8217;età. Più del 30% dei bambini che usano Internet lo fanno da un dispositivo mobile e il 26% tramite la console per i videogiochi. </p>
<p><strong>Tra i membri della coalizione ci sono Apple, Facebook, Google</strong>, Mediaset, Microsoft, Nintendo, Nokia, Vodafone. La vicepresidente della Commissione europea, Neelie Kroes, ha affermato: &#8220;Questa nuova coalizione fornirà sia ai bambini che ai loro genitori strumenti di protezione chiari e coerenti per sfruttare nel modo migliore l&#8217;universo online. I membri fondatori della coalizione sono già dei leader nel campo della sicurezza dei minori online. Lavorando insieme tracceremo il percorso da seguire per l&#8217;intero settore e avremo delle solide basi da cui partire per responsabilizzare i minori che utilizzano Internet&#8221;. </p>
<p><strong>La dichiarazione di intenti concordata dalle aziende prevede le seguenti misure:</strong></p>
<ul>
<li>strumenti di segnalazione semplici ed efficaci: strumenti riconoscibili e facili da trovare su tutti i dispositivi per permettere segnalazioni e risposte efficaci sui contenuti e sui contatti ritenuti dannosi per i ragazzi; </li>
<li>impostazioni sulla privacy adeguate all&#8217;età: impostazioni che tengano conto delle necessità delle diverse fasce d&#8217;età (impostazioni per determinare il grado di pubblicità delle informazioni su un utente, ad es. se i recapiti o le foto siano visibili solo ai contatti più stretti o se siano pubblici);</li>
<li>maggiore utilizzo della classificazione dei contenuti: messa a punto di un approccio valido a livello generale per la classificazione in base all&#8217;età da poter utilizzare in più settori per fornire ai genitori delle fasce di età chiare;</li>
<li>maggiore disponibilità e uso di sistemi di controllo parentale: strumenti di facile impiego che vengano promossi attivamente al fine di aumentarne il più possibile l&#8217;utilizzo;</li>
<li>effettiva rimozione di materiale pedopornografico: una migliore collaborazione con le autorità investigative e giudiziarie e le hotline al fine di operare attivamente per la rimozione da internet di materiale pedopornografico.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>2011 &#8211; redattore: <strong>GA</strong></p>
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		<title>SALUTE. Giornata mondiale contro Aids, donne più vulnerabili degli uomini e scoprono il virus tardi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 20:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono 34 milioni le persone colpite dal virus Hiv in tutto il mondo. Un numero che è cresciuto del 3,3% rispetto al 2009, mentre a calare sono i decessi (il 5,3% in meno). Secondo le stime, in Italia sono attualmente presenti tra 143.000 e 165.000 persone HIV positive, di cui più di 22.000 in AIDS. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono 34 milioni le persone colpite dal virus Hiv in tutto il mondo</strong>. Un numero che è cresciuto del 3,3% rispetto al 2009, mentre a calare sono i decessi (il 5,3% in meno). Secondo le stime, in Italia sono attualmente presenti tra 143.000 e 165.000 persone HIV positive, di cui più di 22.000 in AIDS.</p>
<p><strong>Oggi, 1° dicembre, si festeggia la Giornata mondiale contro l&#8217;Aids</strong>, istituita nel 1987 per accrescere la coscienza rispetto ad un&#8217;epidemia mondiale che, dal 1981 ha ucciso oltre 25 milioni di persone. Dal 1987 al 2004 la Giornata è stata organizzata dall&#8217;UNAIDS, l&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta all&#8217;AIDS, la quale, in collaborazione con altre organizzazioni coinvolte, ha scelto di volta in volta un &#8220;tema&#8221;.</p>
<p><strong>Quello di quest&#8217;anno è prevenzione e lo slogan &#8220;Getting to zero&#8221;</strong>, ovvero arrivare a zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti Aids-correlate. Sono tante le iniziative organizzate in tutto il mondo e sono tanti i dati che dovrebbero farci riflettere, non solo in occasione di questa giornata.</p>
<p><strong>Ad esempio, un fenomeno abbastanza inquietante è quello dei &#8220;late presenter&#8221;</strong> (persone che giungono tardivamente alla diagnosi): un fenomeno in crescita, che dimostra l&#8217;importanza della diagnosi precoce e dell&#8217;accesso al test (paradossalmente l&#8217;estrema tutela della privacy può rendere &#8220;ostico&#8221; il test). I &#8220;late presenter&#8221; possono assumere comportamenti a rischio e infettare altre persone senza esserne consapevoli.</p>
<p><strong>C&#8217;è poi un altro tema, che riguarda le donne HIV positive</strong>: quasi il 40% di loro scopre tardi di essere stato colpito dal virus, spesso quando l&#8217;AIDS è già in fase conclamata. E le donne, per le loro condizioni biologiche, sono due volte più a rischio di contagio in un rapporto non protetto rispetto all&#8217;uomo. Il tema &#8220;Donne e HIV&#8221; è stato al centro di un convegno tenutosi ieri al Senato, da cui è emerso un altro dato preoccupante: il 70% delle donne viene infettato da un partner stabile, mentre il 76% dei maschi contrae il virus durante un rapporto occasionale. In poche parole è l&#8217;uomo che normalmente &#8220;porta&#8221; la malattia all&#8217;interno della coppia. In Europa è in costante aumento il numero di donne colpite: il 35% delle nuove diagnosi riguarda infatti la popolazione femminile. E in Italia si registrano ogni anno 4000 nuovi casi di infezione da HIV: 12 ogni giorno, uno ogni due ore e almeno un terzo riguarda le donne. L&#8217;età media degli uomoni che scoprono di avere il virus è di 39 anni, quella delle donne di 35.</p>
<p><strong>Negli ultimi 15 anni si è verificata una profonda trasformazione nella gestione</strong> della malattia legata all&#8217;impatto delle terapie antiretrovirali, che si sono dimostrate più efficaci, più facili da assumere e in grado di controllare meglio il virus nel lungo periodo. Durante il convegno è emerso, infine, un altro dato: alcuni aspetti medici evidenziano l&#8217;esistenza di uno stigma sulla donna sieropositiva, che è vista in modo diverso, rispetto all&#8217;uomo.</p>
<p><strong>L&#8217;ultimo rapporto di OMS, UNICEF e UNAIDS &#8220;Risposta globale all&#8217;HIV/AIDS&#8221;</strong> sottolinea l&#8217;importanza della prevenzione: il maggior accesso alle cure per l&#8217;HIV ha determinato una riduzione del 15% dei nuovi contagi negli ultimi 10 anni e un calo del 22% delle morti causate dall&#8217;AIDS negli ultimi 5 anni. &#8220;Il mondo ha impiegato dieci anni per arrivare a questo livello di attenzione sull&#8217;HIV/AIDS &#8211; afferma Gottfried Hirnschall, Direttore del Dipartimento per l&#8217;HIV dell&#8217;OMS &#8211; Vi è adesso una possibilità molto reale di compiere progressi determinanti nel combattere l&#8217;epidemia. Ma questo sarà possibile solo sostenendo e accelerando questo livello di attenzione nel prossimo decennio&#8221;. </p>
<p><strong>Il rapporto evidenzia ciò che sta funzionando</strong>: il maggior accesso ai servizi di prevenzione per l&#8217;HIV ha permesso al 61% delle donne in gravidanza dell&#8217;Africa orientale e meridionale di poter accedere ai test e ai servizi di consultorio &#8211; il 14% in più rispetto al 2005. Nel 2010 quasi la metà delle donne in gravidanza (48%) ha ricevuto farmaci adatti a prevenire la trasmissione madre-figlio dell&#8217;HIV (PMTCT). La terapia antiretrovirale (ART), che non solo migliora la salute e il benessere delle persone contagiate, ma blocca anche l&#8217;ulteriore trasmissione del virus dell&#8217;HIV, è ora disponibile per 6,65 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito, circa il 47% dei 14,2 milioni che hanno necessità di riceverlo.</p>
<p><strong>Quando le persone sono in salute migliora anche la loro situazione finanziaria</strong>. Il rapporto, infatti, rivela che gli investimenti per le cure contro l&#8217;HIV potrebbero portare ad un guadagno totale di 34 miliardi di dollari entro il 2020 nell&#8217;incremento dell&#8217;attività economica e della produttività, cioè un guadagno superiore ai costi dei programmi antiretrovirali. </p>
<p><strong>Ma c&#8217;è ancora tanto da fare, a partire dall&#8217;accesso alle terapie antivirali</strong>: nei paesi a basso e medio reddito più della metà delle persone non può ancora accedervi. In molti casi gruppi che comprendono: ragazze adolescenti, persone che fanno usa di droghe iniettabili, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, transgender, lavoratori nel campo del commercio sessuale, persone in prigione e migranti non hanno la possibilità di accedere ai servizi di prevenzione e cura dell&#8217;HIV. In tutto il mondo, il 64% delle persone tra i 15-24 anni sieropositive sono donne. Il tasso è più alto in Africa sub-sahariana, dove le ragazze e le giovani donne costituiscono il 71% della popolazione giovanile affetta da HIV &#8211; essenzialmente perché le strategie di prevenzione non sono state efficaci nel rivolgersi a questo gruppo di persone. </p>
<p><strong>I gruppi più a rischio sono continuamente emarginati</strong>. In Europa orientale e Asia centrale, più del 60% delle persone sieropositive sono persone che fanno uso di droghe iniettabili. Tuttavia solo il 22% di queste persone ricevono le terapie antiretrovirali. Sebbene i servizi di prevenzione per la trasmissione madre-figlio del virus HIV abbiano evitato circa 350.000 nuovi contagi tra i bambini, circa 3,4 milioni di bambini sono sieropositivi e molti non ricevono le cure necessarie. Nei paesi a basso e medio reddito, solo un bambino su quattro ha ricevuto il trattamento per l&#8217;HIV, tra gli adulti 1 su 2.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>2011 &#8211; redattore: <strong>GA</strong></p>
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		<title>Premio Dona 2011, siamo &quot;intrappolati nella rete&quot;?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 19:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[DalWEB]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[tavola rotonda]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet ha cambiato gli stili di vita, il modo di pensare, le relazioni tra le persone, le modalità con cui ci si informa, ci si diverte e si consuma. Insomma è la rivoluzione dell&#8217;&#8221;Homo Interneticus&#8221;, per dirla con le parole di Lee Siegel, che ha soppiantato quella dell&#8217;&#8221;Homo Videns&#8221;, per riprendere quelle di Giovanni Sartori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internet ha cambiato gli stili di vita, il modo di pensare</strong>, le relazioni tra le persone, le modalità con cui ci si informa, ci si diverte e si consuma. Insomma è la rivoluzione dell&#8217;&#8221;Homo Interneticus&#8221;, per dirla con le parole di Lee Siegel, che ha soppiantato quella dell&#8217;&#8221;Homo Videns&#8221;, per riprendere quelle di Giovanni Sartori che, soltanto 10 anni fa, aveva parlato di mutazione genetica dovuta alla diffusione del video che aveva esaltato il primato dell&#8217;immagine rispetto agli altri strumenti di comunicazione. Oggi questo sembra preistoria: siamo nell&#8217;era del web 2.0 e ci prepariamo al 3.0 dove in Internet ci saranno anche gli oggetti e i cosiddetti dati semantici.</p>
<p><strong>La verità è che siamo ormai &#8220;intrappolati nella rete&#8221;</strong> e &#8220;neanche McLuhan avrebbe potuto prevedere un banchetto così abbondante come quello che Internet ha preparato per noi&#8221;. E&#8217; quanto ha detto Massimiliano Dona, Segretario Generale dell&#8217;Unione Nazionale Consumatori, aprendo la <a href="http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=35112">quinta edizione del Premio &#8220;Vincenzo Dona, voce dei consumatori&#8221;</a>, organizzato dall&#8217;UNC, che si è tenuta oggi a Roma, presso il Centro Congressi Montecitorio Eventi.</p>
<p><strong><a href="http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=35131">Il tema centrale della giornata è stato proprio Internet</a></strong>, il totem del mondo moderno. Al di là dei dati che sono stratosferici (oltre 38,7 milioni di persone sono connesse ad Internet), nessuno di noi può più prescindere da Internet: anche i social network, ad esempio, riescono quasi ad obbligare i più scettici ad averci a che fare, per non essere tagliati fuori da una serie di attività. Durante la tavola rotonda cui hanno preso parte diverse personalità del mondo accademico, bancario, istituzionale e aziendale, sono emerse interessanti riflessioni.</p>
<p><strong>La premessa è stata l&#8217;evidente potenza di Internet</strong> e la serie di possibilità e di insidie che ha spalancato di fronte al consumatore che oggi può essere paragonato un po&#8217; al consumatore che vedeva per la prima volta un&#8217;automobile: si ha un certo timore reverenziale verso la novità e non si osa metterla in discussione. Questo stato d&#8217;animo porta ad un&#8217;accettazione acritica del fenomeno. Infatti quando sono state messe sul mercato le prime automobili, si sono verificati tantissimi incidenti a causa della loro insicurezza, ma nessuno protestava.</p>
<p><strong>&#8220;E&#8217; buffo ad esempio &#8211; ha detto Massimiliano Dona</strong> &#8211; che in italiano la parola Internet sia scritta con la lettera maiuscola e senza articolo davanti. Come a dire che, anche dal punto di vista linguistico, si trova in una sorta di limbo. Dobbiamo liberarci da questo timore che la stessa parola ci incute. E dobbiamo raccogliere una sfida: quella di restare umani anche nell&#8217;era digitale&#8221;. Dona ha elencato tutta una serie di atteggiamenti e stati d&#8217;animo che caratterizzano il consumatore online: propensione all&#8217;acquisto compulsivo, ansia di possesso, determinata dal fatto che l&#8217;acquisto diventa un&#8217;esperienza totalizzante, assimilabile quasi a quella del gioco. E-bay è proprio l&#8217;esempio evidente di come l&#8217;atto d&#8217;acquisto sia diventato divorante ed abbia cancellato definitivamente il piacere dello shopping.</p>
<p><strong>E c&#8217;è anche un altro aspetto: &#8220;La comodità sembra essere diventata</strong> un valore assoluto e spesso viene scambiata per felicità. Ma bisogna stare attenti a questo perché nel villaggio globale dell&#8217;omologazione il rischio è quello di vedersi riflessi nello schermo&#8221;. Una delle necessità di cui si è parlato è quella di dotarsi di un buon riconoscitore di &#8220;boiate&#8221;, cioè di tutta la spazzatura di cui il web è pieno. Ma questo si ottiene soltanto con un profondo processo di &#8220;capacizzazione della rete&#8221;, che si basi su una nuova educazione e sensibilizzazione.</p>
<p><strong>Quello che il Presidente dell&#8217;Autorità Garante per la protezione</strong> dei dati personali, Francesco Pizzetti, ha chiamato &#8220;consenso informato&#8221;. &#8220;In rete c&#8217;è un&#8217;enorme area di opacità: gli utenti non sanno quello che viene fatto con i propri dati e le aziende non sono disponibili a dare le informazioni &#8211; ha detto Pizzetti &#8211; Ma la catena di trasmissione delle informazioni diventa sempre più lunga ed anche i motori di ricerca non sanno più dove conservano i dati. Il problema è che tutto questo può sfuggirci di mano perché i rischi che si corrono sono indefiniti e nessuno sa dove si può arrivare&#8221;.</p>
<p><strong>Durante la tavola rotonda c&#8217;è stato un botta e risposta tra Pizzetti</strong> e Marilù Capparelli, Direttore affari legali di Google Italy: oggetto del contendere è stato l&#8217;indirizzo IP. Secondo Google non si tratta di un dato personale, quindi può essere conservato dai motori di ricerca che lo utilizzano per fornire i dati giusti alla persona che fa la ricerca. Il Garante Privacy ha, invece, precisato che in tutto il mondo l&#8217;indirizzo IP è considerato un dato personale e Google può conservarlo soltanto per 6 mesi.</p>
<p><strong>Umberto Rapetto, Comandante del GAT Nucleo Speciale</strong> Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, ha spiegato che &#8220;la consapevolezza dei rischi cui si va incontro navigando in Internet, purtroppo, è oggi ancora limitata. Il consumatore del terzo millennio, quello che non esita a far spesa sul Web, sta solo poco alla volta maturando la coscienza necessaria: se la sensazione di paura della rete è molto diffusa, non altrettanto capillare è l&#8217;adozione di contromisure o semplicemente di comportamenti un po&#8217; più attenti. L&#8217;azione di tutela e di sensibilizzazione hanno quindi una funzione sociale determinante e non è certo demonizzando Internet che si riuscirà a padroneggiarlo. Internet non ha colpa di nulla, perché le malefatte sono imputabili a chi le compie e non al contesto: gli incidenti stradali sono da addebitarsi alle strade oppure a chi non le manutiene o a chi guida in modo spericolato? Se ci si accorge che Internet è un&#8217;opportunità da spendere bene, la distanza fra sostenitori e demonizzatori sarà facilmente riducibile&#8221;.</p>
<p><strong>Infine, <a href="http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=35147">si è parlato dei farmaci online</a>:</strong> in Italia oggi la vendita di farmaci online è ancora illegale, ma nonostante questo il traffico di farmaci online è elevato. Ad esempio, se si cerca in rete il viagra, si ottengono ben 200 milioni di risultati, mentre cercando Coca Cola se ne ottengono 160 milioni.</p>
<p><strong><em>di Antonella Giordano</em><br /></strong></p>
<p> </p>
<p>2011 &#8211; redattore: <strong>GA</strong></p>
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		<title>PRIVACY. Garante: sì a Sistema informativo con tutela dati per malati negli hospice</title>
		<link>http://sportelloconsumatori.org/2011/11/21/privacy-garante-si-a-sistema-informativo-con-tutela-dati-per-malati-negli-hospice/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 19:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Presidente MDC Civitavecchia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Più riservatezza per i malati terminali in caso di monitoraggio dell&#8217;assistenza sanitaria. I nominativi dei pazienti saranno resi anonimi o sostituiti da un codice e nello svolgimento delle attività di monitoraggio i dati saranno trattati in modo aggregato. Il Garante privacy ha dato parere favorevole allo schema di decreto del Ministero della salute che istituisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Più riservatezza per i malati terminali in caso di monitoraggio dell&#8217;assistenza sanitaria.</strong> I nominativi dei pazienti saranno resi anonimi o sostituiti da un codice e nello svolgimento delle attività di monitoraggio i dati saranno trattati in modo aggregato. Il Garante privacy ha dato parere favorevole allo schema di decreto del Ministero della salute che istituisce il Sistema informativo per il monitoraggio dell&#8217;assistenza erogata presso gli hospice, le strutture sanitarie residenziali per malati terminali. Nel suo parere l&#8217;Autorità non ha formulato osservazioni poiché lo schema aveva già recepito gran parte delle indicazioni fornite dall&#8217;Ufficio del Garante al Ministero. In particolare, il Sistema informativo, realizzato e gestito dal Ministero della Salute, è costituito da una grande banca dati alimentata con informazioni fornite dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, già prive di elementi identificativi diretti dei pazienti. </p>
<p><strong>Nello schema di decreto si prevede che nel Sistema</strong> i nominativi dei pazienti siano sostituiti da un codice univoco o resi anonimi. Per garantire la riservatezza dei malati, nello svolgimento delle attività di monitoraggio dell&#8217;assistenza in materia di cure palliative, terapia del dolore, ma anche della spesa sanitaria le istituzioni potranno accedere solo a dati aggregati. E i dati sanitari dovranno essere trattati con tecniche crittografiche e conservati in archivi separati, mentre le informazioni sulle patologie degli assistiti saranno inintelligibili anche al personale autorizzato. </p>
<p>2011 &#8211; redattore: <strong>BS</strong></p>
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<p> <a href="http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=35096">( Fonte  http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=35096 ) </a></p>]]></content:encoded>
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